(guest post) Correct coffee e pull me up: quando i traduttori automatici fanno morire il tuo hotel (dal ridere)

Guest post di Damiana Covre sull'importanza delle traduzioni per il vostro sito web.
Enjoy!

simone puorto - damiana covre

Gli aneddoti sugli strafalcioni linguistici si sprecano, con autentici capolavori che fanno la felicità e la disperazione dei linguisti e dei traduttori, categoria noiosa e un tantino snob che però sa ridere delle proprie disgrazie. A noi che ci occupiamo di turismo è ben chiara l’importanza di una comunicazione piacevole e corretta con i nostri interlocutori, ma sono in tanti a non rendersi conto di quanto essa sia realmente importante.
Immaginiamo un titolo di giornale: “Coppia di pensionati inglesi soccorsi a tarda notte in Liguria con l’auto rimasta senza benzina, infreddoliti e in evidente stato confusionale. Hanno dichiarato ‘Cercavamo un paese che non esiste.’” Avevano infatti prenotato un albergo sul cui sito le indicazioni per arrivare venivano fornite in molte lingue e l’inglese recitava, per chi vi si recava in auto: “Exit the motorway at Blackboard.” Cioè: uscire dall’autostrada a Lavagna, amena località turistica in provincia di Genova. 
E ancora: un affollato e apprezzato ristorante nel centro storico di una splendida città d’arte propone nel suo menu l’ottima “Pasta alla Norma”, la cui traduzione inglese ci regala una misteriosa “Pasta to the standard”. Mi ci è voluto un attimo, solo uno. Ma certo, scriviamo “norma” in un traduttore automatico e ci dirà “standard”, riferendosi alle norme ISO, per capirci. Due righe più sotto, il pezzo forte del menu, il “Risotto alla Perla”, dove “Perla” è il nome del ristorante, che ovviamente non va tradotto, ma che invece diventa magicamente “Risotto to the pearl”. Non ho la fortuna di conoscere lingue complesse come il cinese o l’arabo, ma sono certa che le traduzioni automatiche in queste lingue possano riservare non poche sorprese.
Si dice che quando si pronunciano le parole “traduttore automatico” un traduttore muoia. Adesso sapete perché. Dal ridere.
In quest’epoca bizzarra, la bellezza del nostro Paese e l’unicità della nostra offerta turistica sono tra le poche certezze rimaste, e nostri sono l’onore e l’onere di comunicarle ai nostri ospiti, tendendo loro la mano e mettendoli in condizione di capire come muoversi e di apprezzare ciò che mangiano, bevono, vivono.
Non banalizziamo: i progressi e l’utilità della traduzione automatica sono straordinari, affascinanti e possono toglierci le castagne dal fuoco in una miriade di situazioni. La ricerca che sta dietro a questi software è immensa e complessa. È grazie alle menti che ci lavorano che, quando riceviamo una mail in russo, possiamo capire all’istante di che cosa si tratta. Se arriva una famiglia di ungheresi, usiamo pure un traduttore automatico dal telefono, per capire subito cosa stanno cercando, cosa desiderano e, ci si augura, per farli felici.
Ma come tutte le tecnologie, devono essere usate con intelligenza, la nostra. Soprattutto quando dobbiamo scrivere, quando il testo deve accompagnare infallibilmente le immagini, e altrettanto infallibilmente spiegare cosa abbiamo da offrire e qual è il nostro messaggio. E poi, un po’ di sano orgoglio nazionale non guasta, per sbarazzarci di una serie di stereotipi che vogliono l’italiano un po’ goffo e linguisticamente ignorantello.
Pensiamo a una recensione negativa, alla quale come ben sappiamo è fondamentale rispondere e non certo a casaccio, ma con parole ponderate. In quel momento abbiamo un megafono in mano e tutto il mondo ci ascolta. Dobbiamo giocarcela bene, e rispondere nella lingua dell’ospite è un modo per avvicinarsi e costruire un ponte che dispone alla comprensione reciproca.
Chi traduce con professionalità ha in sé una specie di fuoco sacro, alimentato dalla consapevolezza di quanto sia cruciale che gli interlocutori si capiscano, perché come ci insegnano nei corsi di marketing, se ci si capisce si può instaurare una buona relazione, e se si instaura una buona relazione tutti i problemi diventano risolvibili. Tradurre bene significa farsi carico da un lato delle necessità e delle aspettative di chi deve capire, dall’altro della tensione di chi non può permettersi di essere frainteso.
Nel mondo della comunicazione, del turismo, della pubblicità, siamo già andati oltre e oggi si parla di trans-creation, o traduzione creativa: un processo che mette in campo competenze che vanno ben oltre una conoscenza tecnica della lingua e che strizzano l’occhio al copywriting, aggiungendo al processo di traduzione anche le emozioni, la sensibilità, l’intuito. Ingredienti che le macchine non sono in grado di fornire e che a volte si scontrano con la fretta e il fatidico budget.
Come accade quasi sempre, il giusto sta nel mezzo. Il mio consiglio è quello di affidarsi ai traduttori automatici con parsimonia, solo quando si ha bisogno di capire a grandi linee, ma di non usarli mai per i messaggi in uscita, siano essi una pagina web, un menu, un post sui social.
Ciò che scriviamo fa parte della nostra immagine o, come ci piace chiamarla, della nostra reputation.
Concludiamo con un bel “Correct coffee” e con una fetta di “Pull me up”, cioè caffè corretto e tiramisù. Visti con questi occhi.

L'Autore:

damiana covre

Damiana Covre

Damiana Covre è laureata in lingue e si occupa di servizi linguistici da oltre vent’anni. La sua esperienza si è costruita attraverso rapporti con professionisti del settore turistico, editori, agenzie di web marketing e di traduzioni. Un percorso dalle molte sfaccettature che le consente di comprendere e  interpretare le esigenze di internazionalizzazione delle realtà più diverse, dall’hotel alla società di servizi, dai produttori di beni agli sviluppatori di software.