Quando l'OTA ti ruba l'identità. Consigli utili per difendersi dal «BrandJacking»,

Articolo mio e di Aldo Polledro sul BrandJacking commissionato da FederAlberghi che uscirà sul prossimo numero di Turismo d'Italia, qui in anteprima, enjoy!

simone puorto brandjacking

Quando l'OTA ti ruba l'identità. Consigli utili per difendersi dal "BrandJacking"

In termini strettamente letterali, si definisce brandjacking l’attività con la quale una persona fisica o giuridica acquisisce o assume l’identità online di un’altra persona (anch’essa fisica o giuridica) con la finalità di sfruttarne la popolarità a proprio vantaggio. Il termine, originariamente coniato in un articolo del 2007 pubblicato sulla rivista Business Week, è stato poi ulteriormente approfondito da Quentin Langley nel suo interessante libro Brandjack e combina le parole inglesi brand (marchio) e to hijack (dirottare). Nella definizione di brandjacking
possono essere pertanto incluse attività tra le più disparate, il cui minimo comune denominatore è l’utilizzo (più o meno malizioso) della notorietà di un marchio altrui. 
Fra i casi maggiormente noti si possono ad esempio citare attività quali le riprese parodistiche di campagne pubblicitarie (in questo caso lo scopo del brandjacking è goliardico), la creazione di falsi profili aziendali su social network o di siti internet o blog cosiddetti mirror. 
Il caso più interessante, all’interno del contesto hospitality, è sicuramente la tipologia di
adeguati strumenti culturali e professionali per, quantomeno, comprendere (e quindi contrastare) il fenomeno. Non è un caso che, tra le clausole contrattuali di Booking.com, sia sancita la piena libertà di biddare sul nome della struttura. 
Secondo uno studio di Markmonitor, il danno economico dell’Affiliate Brand Bidding nel mondo dell’hôtellerie è stimabile in 2,2 miliardi di dollari. 

Scarica l'articolo completo qui