(Article in italian) Blockchain Unchained: un tuffo nel tormentone del 2018

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Durante l’ITB di Berlino abbiamo potuto condividere con gli addetti ai lavori il nostro sistema di pagamento in Bitcoin su Simple Booking, il primo booking engine al mondo per hotel indipendenti che offre questa opportunità. Abbiamo registrato molti complimenti, qualche lecito dubbio e, soprattutto, tantissima curiosità su un prodotto che per molti è ancora un mistero. Proprio in fiera ne abbiamo parlato con Simone Puorto, che ci ha dato l’opportunità di riportare fedelmente il suo punto di vista sulle critpovalute e, soprattutto, sulla tecnologia blockchain. Buona lettura!

Il mese scorso ho passato un paio di giorni a Napoli per incontrare un mio cliente. Per mantenere vivo lo stereotipo dell’Italiano che vive all’estero, tutte le volte che torno nel nostro Belpaese cerco di mangiare tanto e possibilmente bene. Questa volta volevo levarmi uno sfizio: sono stato spesso a Napoli, ma non ero mai riuscito a provare la pizzeria di Gino Sorbillo. Ora, a meno che tu non sia di Napoli o un fanatico della pizza, probabilmente il nome Sorbillo non ti dirà niente, ma si tratta del non plus ultra fra le famiglie napoletane di pizzaioli. La fila per mangiare in questa pizzeria è sempre incredibilmente lunga, ma il caso vuole che il cliente di cui sopra sia amico dei Sorbillo e ha prenotato per me un tavolo. Il locale di per sé non è niente di che, a essere onesti, ma già al primo boccone ho avuto una vera epifania. Mi sono sentito come Anton Ego dopo aver provato la Ratatouille cucinata dai roditori nell’omonimo film Pixar: i ricordi d’infanzia della cucina di mia nonna sono tornati a me con una vividezza unica. È stata, senza ombra di dubbio, la miglior pizza della mia vita.

LA PIZZA DA 50 MILIONI DI DOLLARI DI PAPA JOHN’S
Qual è il prezzo giusto per l’esperienza culinaria che ho vissuto? 10 dollari? 15 dollari? E se dicessi 100 milioni di dollari? Puoi non crederci, ma questo è esattamente quanto ha speso Laszlo Hanyecz per due pizze della catena di fast food Papa John’s nel 2010: 10.000 bitcoin. Mentre sto scrivendo questo articolo, un bitcoin vale più di 7.000 dollari, rendendole le pizze più care nella storia dell’Umanità. Nonostante questa sia considerata la prima transazione in bitcoin nel mondo “reale”, la storia è un po’ diversa dal mito e coinvolge due smanettoni dei computer, un forum online, cibo spazzatura e una comunissima carta di credito.

UN PO’ DI STORIA
Bitcoin, conosciuto anche con l’acronimo di BTC o XBT, è una valuta digitale del genere “cripto”, inventata dal misterioso Satoshi Sakamoto quasi un decennio fa. Molteotesi sono state formulate sull’identità di Mr. Sakamoto: uno studente di crittografia irlandese, un sociologo, lo pseudonimo di un gruppo di lavoro o addirittura un ingegnere californiano di sessant’anni che risponde proprio a quel nome. Rilasciato come software open-source, i bitcoin non sono emessi da nessuna banca centrale ma da miner. I miner nel mondo delle criptovalute sono le persone o le aziende che partecipano nel network bitcoin: mantengono il registro delle nuove transazioni, le verificano e le collezionano in gruppi chiamati blocchi. In media un nuovo blocco viene aggiunto ogni dieci minuti, diventando parte di una banca dati condivisa chiamata “blockchain”. La blockchain è – per farla semplice – un database distribuito su più reti: ognuna contiene una copia identica e immutabile della catena, rendendo ogni tentativo di hacking e alterazione dei dati praticamente possibile. I minatori sono anche responsabili dell’emissione di nuovi Bitcoin: i nuovi blocchi vengono “scoperti” risolvendo complessi puzzle matematici il cui premio è proprio un BTC. Per evitare che il processo diventi troppo semplice, a ogni BTC creato la complessità delle equazioni da risolvere aumenta considerevolmente: mentre prima bastava la potenza computazionale di un semplice portatile per creare una nuova moneta, ora è necessario l’equivalente in energia di una settimana di consumi casalinghi per fare altrettanto.

IL LATO NORMATIVO DEI BITCOIN
Vista la sua natura intrinsecamente decentralizzata, lo status giuridico dei Bitcoin non è lo stesso in tutto il Mondo. Alcuni Paesi come Brasile, Indonesia, Cina, Vietnam, Israele, Marocco, Bolivia, Algeria, Ecuador, Kirghizistan, Bangladesh e Nepal hanno già bandito in qualche modo i bitcoin. I governi non sono entusiasti all’idea dei bitcoin per vari motivi: prima di tutto perché la transazioni in bitcoin, come quelle in contanti, sono quasi anonime. I BTC sono conservati in portafogli digitali – nel cloud o su un hard disk – e, sebbene ogni transazione sia correttamente riportata in un registro pubblico, viene mostrato solo l’ID del wallet e non il nome dei soggetti che hanno partecipato allo scambio. Questa caratteristica ha purtroppo reso Bitcoin la valuta perfetta per attività illegali, come per esempio la compravendita di droga. Silk Road, uno dei primi mercati neri nel Deep Web, accettava esclusivamente Bitcoin per assicurare l’anonimità dei propri clienti.

LA “BOLLA CRIPTO” E L’INCONSISTENZA FISICA
Dalla sua creazione fino al 2010, il valore di un Bitcoin era essenzialmente zero. Durante la metà del 2011, un bitcoin valeva un dollaro, con un picco di 31 dollari a luglio per poi crollare a 2 dollari a dicembre dello stesso anno. Alla fine del 2012 il suo valore era di 13 dollari. Il valore dei bitcoin ha iniziato a salire drammaticamente solo a partire dal 2013, e con l’inizio del 2014 un BTC valeva fra i 750 dollari e i 1.000. Nei successivi due anni non ha più raggiunto quotazioni simili, ma nel 2017 il valore dei bitcoin è esploso, dagli 800-1000 dollari di gennaio ai quasi 14.000 dollari di dicembre. Nel giro di sette anni, il valore dei bitcoin è aumentato del 1.400%. Durante la stesura di questo articolo, un bitcoin vale circa 7.000 dollari, ma mentre lo stai leggendo probabilmente le cose sono di nuovo cambiate. Robert Shiller, professore di Economia all’Università di Yale afferma:

«Il fenomeno Bitcoin sembra rientrare pienamente nella basilare definizione di bolla speculativa, pubblicizzata e amplificata dai notiziari».

C’è un ulteriore rischio nei bitcoin: la loro inconsistenza fisica. Fin dal 2010 la comunità discute sull’opportunità di stampare criptovalute, mentre startup come Casascius, Alitin Mint, Titan, Cryptmint e Antana stanno già sperimentando concretamente con l’idea. Eppure, Bitcoin a ora è sinonimo di righe di codice, non certo di banconote. Per capire però quanto il fenomeno Bitcoin sia ormai di massa, basti pensare come in un recente episodio di The Big Bang Theory la trama verta intorno alla scomparsa di una chiavetta USB ricolma di Bitcoin. Magari ricordi il famigerato caso di Mt Gox del 2014, quando la compagnia che gestiva due terzi delle transazioni bitcoin andò in bancarotta dopo che le furono rubati più di 800.000 bitcoin. O, più recentemente, quando un attacco hacker a Coincheck ha portato alla sottrazione illecita di 58 miliardi di yen (532 milioni di dollari) in NEM (un’altra criptovaluta simile a Bitcoin). Il valore odierno sarebbe di 80 miliardi di dollari. Quindi, se i bitcoin rientrassero nella definizione comune di bolla speculativa, l’intera idea di un’economia mondiale senza influenze governative assomiglierebbe più a un’utopia da Fight Club. Anche se i bitcoin potrebbero aiutarci a creare un sistema di scambio più economico, veloce e senza frizioni, il valore delle criptovalute ha fluttuato così tanto negli ultimi anni che è difficile fare una qualsiasi previsione realistica. Ironicamente, i bitcoin erano stati creati come valuta limitata (possono essere scoperti solo 21 milioni di coin) proprio per prevenire l’inflazione. Nakamoto in questo caso ha proprio sbagliato i suoi calcoli.

BLOCKCHAIN E BITCOIN
La parola blockchain è spesso erroneamente usata come sinonimo di Bitcoin, ma è in realtà la tecnologia che la rende possibile. Ed è molto probabile che il “disruptor” nell’industria dell’ospitalità (sempre che esista) sarà proprio blockchain e non le criptovalute. Blockchain è in fin dei conti “solo” un modo per scambiare e conservare informazioni senza passare da intermediari centralizzati, appoggiandosi a nodi crittografati sparsi in un’ampia rete. Si tratta di un database di grandi dimensioni, veloce, economico, sicuro e decentralizzato, dove le informazioni possono muoversi senza bisogno di mediatori ufficiali. Nella dialettica Bitcoin-Blockchain è arrivato prima l’uovo o la gallina? In questo caso probabilmente l’uovo, ma dovremmo essere più interessati alla gallina.

BLOCKCHAIN NELL’OSPITALITÀ
La dipendenza degli hotel dagli intermediari non è una novità, ed è il motivo per cui si parla molto di blockchain nell’industria. Da programmi fedeltà avanzati a strategie di disintermediazione, riprendere il controllo del proprio inventario e dei dati degli ospiti è una delle maggiori priorità degli hotel, non importano se siano di catena oppure indipendenti. Lo stesso bisogno è condiviso anche dalle startup tecnologiche del settore che faticano a entrare in un mercato rigido come quello della distribuzione alberghiera. La tecnologia blockchain potrebbe garantire una porta aperta alla distribuzione travel, risolvendo il problema dell’accesso all’inventario dalla radice: nessun volume minimo richiesto dai big players per aprire le proprie API e nessun costo esorbitante di setup. Questo porterebbe a un mercato più giusto e integrazioni più veloci. Inoltre significherebbe un costo per acquisizione prossimo allo zero per gli hotel: un mercato P2P è il Sacro Graal per gli alberghi e le blockchain potrebbero creare uno scenario distributivo meno dipendente dalle OTA. Inoltre, con i suoi blocchi immutabili, una tecnologia basata su blockchain potrebbe portare una volta per tutte alla fine della vendita di tariffe B2B2C da parte dei grossisti. Un sistema di distribuzione delle tariffe inalterabile non permetterebbe più la modifica dei prezzi da parte dei reseller, riportando finalmente ordine nel caos distributivo odierno. La tecnologia blockchain potrebbe anche aiutare nella creazione di software di revenue management più avanzati, siti di recensioni di viaggio più credibili – perché basati su database di viaggiatori immutabili – oppure programmi fedeltà più scalabili. Gli hotel potrebbero invece preferire pagamenti in bitcoin piuttosto che con carta di credito per usufruire delle commissioni più basse, oltre a evitare prenotazioni con carte rubate o cancellazioni last minute. Puoi pensare a un qualsiasi problema del settore travel legato allo scambio di dati ed è molto probabile che una soluzione sia solo un “blocco” più in là.

GLI EARLY ADOPTERS
Oggi il maggior problema che abbiamo con la tecnologia è che si muove più velocemente della nostra capacità di predirne tutte le ramificazioni; per questo motivo sarebbe illogico affermare con certezza che blockchain rivoluzionerà l’industria. La fluttuazione selvaggia di Bitcoin dovrebbe esserci da monito e darci una visione più disincantata e prudente del futuro di blockchain. Anche gli analisti sono ad ora divisi sull’argomento, e io stesso vedo ancora troppi parallelismi con la bolla dot-com del 2000-2002 per avere totale fiducia in blockchain, specialmente quando si tratta di criptovalute. Alcuni dicono che blockchain rivoluzionerà il modo con cui facciamo impresa e chi non se ne accorge in tempo verrà sbalzato fuori dal proprio mercato. Altri affermano che le aziende dovrebbero integrare qualche forma di tecnologia blockchain anche solo per mantenere la loro importanza nel mercato. Altri ancora fanno un passo indietro e cercano di osservare il quadro d’insieme come si fa con un dipinto di Seurat. A prescindere da quale sia il motivo e il modus operandi, nessuno di questi vuole perdersi la spinta iniziale della tecnologia, non importa se sia ancora nella sua infanzia. Expedia, per esempio, è stata la prima compagnia travel ad accettare pagamenti in bitcoin già nel 2014, mentre TUI sta attualmente migrando parte della sua infrastruttura su un blockchain privato. SITA Lab invece sta sperimentando con le blockchain per identificare i passeggeri nella maniera più priva di frizioni possibile, conservando le informazioni personali e biometriche in una rete diffusa. Dozzine di startup tecnologiche sono finite sui giornali recentemente per le loro applicazioni visionarie (anche se alcune le chiamerebbe semplicemente lungimiranti) delle tecnologie blockchain nel travel. Starò diventando vecchio, ma tutto questo impeto mi ricorda anche le speculazioni del 1997-2001, quando le aziende tecnologiche semplicemente aggiunsero il suffisso .com al loro nome per vedere il valore delle proprie azioni salire. Sto esagerando? No, in realtà no. On-line Plc è una compagnia di investimento che lavora nel settore tech dal 1996. L’ottobre scorso ha cambiato il suo nome in “On-line Blockchain Plc” e le sue azioni sono cresciute del 400% nel giro di pochi giorni. Riot Blockchain (al secolo Bioptix Inc) ha usato una strategia simile: +17% di valore. Questo non significa che le aziende che investono in blockchain lo stiano facendo solo per aumentare il proprio valore azionario, ovviamente. Al contrario, ci sono tante nuove idee entusiasmanti legate alla tecnologia per cui è il caso di tenere gli occhi aperti. Guardiamone insieme alcune.

L’INDUSTRIA DELL’OSPITALITÀ HA BISOGNO DI PIÙ TRASPARENZA: LOCKCHAIN
Lockchain si presenta come “Il primo marketplace per la prenotazione di hotel e case vacanza con 0% di commissioni”. Ho fatto due chiacchiere con il fondatore, Nikola Alexandrov, e le sue parole hanno mirato dritto al tallone d’Achille dell’attuale distribuzione alberghiera:

«Booking.com e Airbnb richiedono di media una commissione del 20% su ogni prenotazione e molti viaggiatori non ne sono nemmeno al corrente.»

Il piano di Lockchain è chiaro e senza compromessi: utilizzare tecnologie avanzate di blockchain per tagliare ogni forma di commissione.

«È il diritto degli host quello di ricevere l’intera somma visti gli investimenti, come certamente è il diritto del viaggiatore poter pagare direttamente chi lo ospita.»

Sentendo parlare Alexandrov, la mia mente torna ai primi giorni di Napster, quando lo status quo dell’industria musicale fu sconquassato dal software di condivisione musicale P2P. Come le compagnie discografiche, anche i distributori del travel più affermati “non danno alcun valore aggiunto all’esperienza”. Quando gli chiedo se esiste una “bolla blockchain”, mi risponde:

«Quello che probabilmente succederà è che i progetti pensati per offrire davvero valore sopravviveranno e supereranno abbondantemente gli attuali livelli».

Con un’offerta di più di 100.000 hotel pronta ad andare live in questi giorni, sono piuttosto certo che Lockchain possa essere uno tra questi progetti.

“ED ECCO CHE TORNA IL TUO INTERMEDIARIO”: FLYUS.COM
Mathias Friess è il CEO di Flyus.com, compagnia specializzata in voli internazionali. Quando gli ho chiesto cosa pensasse della sostenibilità delle blockchain, la sua risposta non si è discostata troppo dall’opinione di Alexandrov:

«Dobbiamo offrire ai nostri clienti tutte le opzioni di pagamento che possono ritenere utili e i sistemi blockchain distribuiti offrono proprio questo.»

A proposito di Expedia, gli ho chiesto se accettare bitcoin avrebbe dato alla compagnia americana un vantaggio nel mercato degli early adopter; la sua idea è che, in teoria, la criptovaluta potrebbe

«eliminare le banche e le carte di credito come intermediari e aiutare le OTA a prevenire transazioni fraudolenti, seppure le OTA dovrebbero comunque pagare le compagnie aeree via ARC e questo richiede denaro reale. Le nuove valute devono essere così convertite in dollari, ed ecco che torna il tuo intermediario. Fin quando le compagnie aeree non accetteranno direttamente criptovalute, le OTA dovranno assorbire il costo della conversione».

NESSUNA BOLLA, MA CORREZIONI: TRIPPKI
Quale potrebbe essere la maggiore applicazioni delle blockchain nel travel? Ne ho parlato con Edward Cunningham, CEO di Trippki, che mi ha offerto un punto di vista illuminante sull’argomento.

«Ce ne sono tante, in realtà. Per noi, lo scopo è quello di creare un sistema di prenotazione equo sia per gli hotel sia per gli ospiti: una piattaforma cooperativa di booking, dove i clienti e i fornitori commerciano al costo più basso possibile.»

Gli ho chiesto un’opinione in merito alla decisione di TUI di migrare parte del proprio database in una blockchain:

«Più avanti le imprese dell’Ospitalità potrebbero addirittura piazzare tutto il proprio inventario nella blockchain e permettere alle IA e ai dati di sincronizzarsi insieme, offrendo l’esperienza di prenotazione definitiva. Credo però che sia ancora presto per una transizione completa dell’intero ecosistema dell’ospitalità».

Abbiamo concluso la nostra chiacchierata discutendo dei possibili rischi di una nuova bolla speculativa “dot-com” e lui ci ha tenuto a dire che c’è una differenza sostanziale rispetto al passato: “a quei tempi c’era una sola tecnologia in ballo: Internet. Oggi abbiamo molte tecnologie diverse che stanno crescendo alla stessa velocità: gestione dati, IA, robotica e blockchain”. Un intero ecosistema di tecnologie che si sta muovendo nella stessa direzione, insomma. Ha poi sottolineato il fatto che negli scorsi anni le criptovalute sono cresciute sotto la spinta dei singoli individui, mentre “soltanto ora i fondi di investimento e le istituzioni le stanno notando; più che una bolla assistiamo a classiche correzioni di mercato, dove i prezzi crescono con le aspettative, per poi avere cali e ulteriori aumenti di valore”.

SICUREZZA E VELOCITÀ: CELLPOINT MOBILE
Jonatan Evald Buus e Kristian Gjerding sono, rispettivamente, CTO e CEO di CellPoint Mobile, provider di soluzioni per transazioni sia dal lato vendita sia dal lato acquisto, oltre a essere i fondatori del “Travel Innovation Hub”, uno spazio per operatori del settore e venditori in cui collaborare allo sviluppo di prodotti che sfruttino blockchain per offrire viaggi più facili, più sicuri e meno vulnerabili a condotte fraudolente. In merito hanno detto:

«La tecnologia Blockchain potrebbe avere un grande impatto nei metodi con cui gli inventari sono distribuiti ai clienti, sfidando direttamente le compagnie GDS e il loro modello di distributore unico che controlla l’intero inventario».

Secondo Buus e Gjerding, sebbene “la tecnologia blockchain sia percepita come un’invenzione importante quanto internet stessa”, è tuttora “un work in progress” e che ha di fronte ancora “numerose sfide come per esempio la capacità di rendere una blockchain abbastanza veloce da processare miliardi di transazioni ogni giorno senza perdere in sicurezza”.

«La tecnologia Blockchain ha un incredibile potenziale nella sicurezza aeroportuale, perché può eliminare la necessità per i viaggiatori di portare con sé dati sensibili nei propri documenti di viaggio. Ma basterebbe una sola breccia nella sicurezza per causare un incidente di enorme portata.»

Anche sulle criptovalute tendono ad andare coi piedi di piombo:

«Non sono ancora mainstream. Prima che vengano adottate dalle masse è importante che si trovi una risposta a innumerevoli domande. Per esempio, quali enti governerebbero le criptovalute? E come verranno tassate?»

Ho personalmente un’opinione molto simile, ma come dicono gli stessi Buus e Gjerding:

«Le criptovalute sono solo una delle tante applicazioni della tecnologia Blockchain, e il loro successo o fallimento non ha alcuna ricaduta su quest’ultima. Le criptovalute sono uno splendido business case che ci aiuterà a capire meglio la tecnologia blockchain e come migliorarla».

CONCLUSIONI
Sembra che ogni giorno ci sia una nuova compagnia del travel alle prese con la tecnologia blockchain: Pocketinns per esempio si descrive come “Airbnb sotto Cripto-steroidi” e, con 50.000 case già nell’inventario, potrebbe non essere proprio una boutade. Winding Tree invece è un marketplace senza commissioni (tranne quelle verso i miner), mentre Loyyal è una piattaforma di reward con uno schema fedeltà basato su blockchain. Poi c’è OwlNest, BedSwap, HotelP2P ecc. La lista potrebbe continuare per giorni, ma il punto è che la tecnologia sta diventando sempre più un fenomeno di massa. Potremmo magari non riuscire a visualizzare mentalmente tutte le sue possibili applicazioni, ma questo non ha mai fermato nessuna tecnologia dall’evolversi. Blockchain potrebbe davvero cambiare il modo in cui pensiamo alla distribuzione. O magari no, anche se ne ha sicuramente il potenziale. Ah, dimenticavo, a proposito della pizza di Sorbillo: costava solo 7,50 euro, ma per me valeva tranquillamente 10.000 bitcoin!